1. Nel corso dell'ultimo quindicennio -dopo la pubblicazione dei due volumi sugli archivi
storici delle aziende di credito che risalgono ormai a quarant'anni fa, ma rimangono
comunque un punto di riferimento essenziale - molte banche italiane hanno costituito
e riordinato i loro archivi
oppure lo stanno facendo; queste iniziative si collocano del resto nel quadro più generale
di una maggiore cura per gli archivi d'impresa, tema che peraltro da qualche anno
è diventato oggetto di particolare attenzione e riflessione3.
Il Banco di Sardegna ha partecipato a queste iniziative promuovendo l'attività di riordino
e valorizzazione del proprio Archivio storico, attualmente ancora in corso,
nonché la pubblicazione di un volume sulla propria storia, vista nell'ambito
della più generale evoluzione del sistema economico e creditizio
nell'Isola4. Proprio l'ordinamento dell'Archivio del Banco
ha un particolare rilievo, poiché esso costituisce uno strumento
indispensabile non solo per la ricostruzione delle vicende dell'Istituto ma anche,
più in generale, per una esaustiva interpretazione della storia del credito,
soprattutto agrario, in Sardegna e delle sue interconnessioni con lo sviluppo economico
regionale5.
2. Le note seguenti presentano il materiale documentario conservato nell'Archivio
del Banco, ponendone in relazione i contenuti con la complessa e
travagliata evoluzione delle istituzioni creditizie in
Sardegna6.
Il momento iniziale può essere fatto risalire alla creazione dei Monti di soccorso,
frumentari o granatici e nummari. I primi, presenti del resto anche in altre
realtà come ad esempio nel Regno di Napoli, costituiti in Sardegna nel primo
cinquantennio del Seicento, si radicarono nel corso del secolo seguente sino
a conoscere il massimo sviluppo dopo la riforma avviata dal Ministro Bogino nel 1767.
Questi infatti, sottraendoli all'iniziativa prevalente delle diocesi,
ne previde la generalizzazione in ogni "villa" al fine di creare un capillare
apparato amministrativo di controllo e di impulso dell'economia della regione
(Giunte locali, Giunte diocesane, Censorato dell'agricoltura7).
La funzione dei Monti è quella di costituire un capitale di supporto al ciclo agrario:
a tal fine si organizzavano con prestazioni di lavoro gratuito (roadie)
la semina e il raccolto su terreni comuni e l'esito veniva conservato come
semente da distribuire ai contadini che ne fossero privi.
Questa attività è stata interpretata dagli studiosi in modo discorde a seconda
degli aspetti ritenuti fondanti. Alcuni autori, attribuendo il maggiore rilievo
all'attività di distribuzione e organizzazione dei ruoli di creditore (monte)
e di mutuante (agricoltore), ne hanno sottolineato la rilevanza come fonte
primaria di intermediazione creditizia8. Altri, considerando determinante
l'azione di formazione del capitale di esercizio, hanno sottolineato invece la loro
natura di "istituzioni volte principalmente:
a) ad accrescere la produzione agricola,
b) a provvedere a che l'incremento così generato venisse destinato all'investimento
(o, in alcuni casi, come vedremo, al consumo pubblico) piuttosto che al consumo privato";
la forma creditizia assunta dalla gestione delle erogazioni appare pertanto,
in questa seconda concezione,accessoria9. Infine vi è chi, sottolineando
l'integrazione dell'attività del monte nel ciclo agrario
(attività di prestito annuale senza interesse, costituzione e distribuzione del
capitale di esercizio), ha ritenuto possibile assimilarne la funzione ad una istituzione
di tipo assicurativo10.
Nel 1780 vengono costituiti anche i Monti nummari, espressamente finalizzati alla
concessione di anticipazioni in denaro agli agricoltori, a basso tasso di interesse,
per l'acquisto di animali da lavoro e di attrezzi e per coprire le spese per il raccolto.
I Monti di soccorso, in questa duplice forma, conoscono un periodo di grande sviluppo,
a cui segue però alla fine del Settecento una crisi, determinata da prelievi e prestiti
eccessivi causati dall'invasione napoleonica degli Stati di Terraferma, crisi che non
verrà più superata nonostante gli interventi di sostegno attuati durante la prima metà
dell'Ottocento.
L'organizzazione di tale complesso di istituti resterà comunque immutata sino alla
"fusione perfetta" della Sardegna con gli Stati di Terraferma,11 quando,
con la legge del 15 maggio 1851, verranno soppressi il Censorato e le Giunte e
l'amministrazione dei Monti verrà affidata a Commissioni comunali. Da qui inizierà,
soprattutto nella Sardegna settentrionale, il progressivo, anche se lento,
declino dei Monti, che però, sino alla costituzione delle Casse di Risparmio di
Cagliari (1844) e di Alghero (1845), hanno in effetti rappresentato l'unica istituzione
per qualche verso creditizia operante nel settore dell'agricoltura regionale.
Nell'Archivio storico del Banco di Sardegna è conservato un fondo relativo all'attività
dei Monti di soccorso, di entità contenuta ma significativo: si tratta di carte provenienti
dal Monte di Barumini costituito nel 1719. La maggior parte della documentazione riguarda
l'amministrazione del Monte stesso dal momento della sua fondazione sino ai primi del
Novecento, ma è presente anche una raccolta di disposizioni normative sui Monti
in generale.
3. Con la legge che autorizza la formazione di società ed istituti di credito agrario,
divenuta operativa in Sardegna solo dopo la costituzione della apposita Sezione presso
la Cassa di Risparmio di Cagliari nel 1872, e soprattutto con la legge Castagnola del
1869, che consentiva l'emissione di buoni agrari, nasce in poco tempo un buon numero
di nuovi istituti di credito (Banco di Cagliari, Banco di Sassari, Banca Agricola
Sarda, Banca Agricola Industriale Arborense, Credito Agricolo Industriale Sardo,
Banca Agricola di Gallura). Questi istituti, che conoscono il loro maggiore sviluppo
nel 1883, vengono però travolti da una crisi bancaria che inizia nel 1887 e che dura
alcuni anni.
E' soltanto fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, in particolare
con le leggi speciali, che si provvede ad un primo riordino complessivo del credito
agrario, mentre contemporaneamente si verifica una notevole diffusione delle Casse rurali,
delle quali può servirsi come intermediario la Cassa di Risparmio del Banco di Napoli.
I Monti di soccorso, che diventeranno Casse Comunali di Credito Agrario nel 1924, vengono
rivitalizzati e finanziati dalle Casse Ademprivili di Cagliari e di Sassari, di cui divengono
i principali intermediari; tali Casse, poi parificate alle Casse Provinciali di Credito
Agrario dell'Italia meridionale, vengono istituite nel 1897, attraverso la trasformazione
delle due sezioni della Cassa Ademprivile della Sardegna, la cui funzione originaria era
appunto l'amministrazione dei beni ademprivili rimasti al demanio12.
Nell'Archivio storico del Banco di Sardegna è conservata un'ampia documentazione sull'attività
della Cassa di Sassari e di Cagliari, per il periodo dal 1901 al 1928, contenuta in 16
registri per la prima (deliberazioni, verbali del Cda, deliberazioni riservate, bilanci
e relazioni, ordini di servizio, verbali di revisione) e in altrettanti per la seconda
(deliberazioni del cda, bilanci e relazioni, rendiconti).
4. Con la riforma del 1928 le due Casse Provinciali vengono fuse nell'Istituto di Credito
Agrario per la Sardegna (ICAS), che viene autorizzato a operare sia attraverso le proprie
sedi e filiali, sia attraverso le Casse Comunali di Credito Agrario, che dal 1924-26 avevano
assunto le funzioni e il patrimonio dei Monti di Soccorso13, sia infine
attraverso Casse Rurali. L'attività di tale istituto, che continuerà sino al secondo
dopoguerra, è documentata in un ricco fondo dell'Archivio storico: vi sono conservati
infatti 41 registri di materiale vario dal 1928 al 1955 (verbali e deliberazioni del Cda,
deliberazioni del Comitato centrale, provvedimenti del Presidente, prestiti, bilanci,
direzione generale, corrispondenza).
Infine nel 1953 - con la stessa legge che provvede alla creazione del Credito Industriale
Sardo e al riordino dell'ISVEIMER e dell'IRFIS - viene costituito il Banco di Sardegna,
istituto di diritto pubblico nato dalla fusione dell'ICAS (di cui eredita il patrimonio
e l'organizzazione) e dell'omonimo Banco di Sardegna di Cagliari, che era stato istituito
nel 1944 ma di cui, per carenze di dotazione di capitale, di attrezzature e organizzazione,
fu attivata solo una sezione di Credito industriale.
La documentazione relativa all'attività del Banco presso l'Archivio storico comprende
le serie complete dei verbali del Consiglio d'amministrazione, dei bilanci e delle relazioni
sui bilanci.
5. La valorizzazione di questo vasto patrimonio documentario in possesso del Banco,
qui delineato per sommi capi, prevede un intervento che si sta svolgendo nei diversi
momenti tipici della riorganizzazione di un archivio: a) schedatura, b) ricomposizione
dei fascicoli, ricostruendo la continuità logica della documentazione, c) collocazione
a scaffale del materiale ordinato, d) redazione di un inventario analitico.
Inoltre va ricordato che esiste anche una ricca documentazione fotografica sulla vita
dell'ICAS e del Banco, attualmente in fase di riordino. Ulteriori ipotesi di lavoro
per il futuro potrebbero essere quella dell'individuazione e fotoriproduzione del materiale
archivistico ancora esistente sull'attività dei Monti di soccorso, già segnalato di
recente14 e quella del recupero del materiale documentario tuttora conservato
presso le Casse Comunali di Credito Agrario, anche se il sondaggio fatto all'epoca della
pubblicazione del libro sulla storia del Banco non aveva dato grandi risultati. In proposito
è possibile però che ulteriori ricerche possano dare qualche frutto, soprattutto se si tiene
conto che spesso le Casse Comunali si trovano ancora negli stessi edifici che ospitavano
i Monti granatici; per queste costruzioni che in alcuni casi sono state restaurate e in
altri sono state donate alle Amministrazioni comunali, che le hanno trasformate in Musei,
sarebbe opportuno provvedere ad un censimento.
Il forte radicamento che ancora oggi caratterizza l'attività del Banco in Sardegna -Regione
che per l'Istituto rappresenta il mercato di riferimento- trova espressione per così dire
storica proprio nell'Archivio di cui ho sottolineato i contenuti essenziali. Il Banco ne è
orgoglioso poiché esso compendia, oltre che le vicende dell'Azienda, episodi e fatti di
non lieve significato nella vita economica e sociale della Sardegna.
(Maria Grazia Cadoni)
1 Associazione Bancaria Italiana, Gli archivi storici delle aziende di credito, Roma, Associazione Italiana Bancaria, 1956.
2 Oltre alle notizie pubblicate periodicamente su "Archivi e Imprese", si possono ricordare: G. Felloni, L' archivio della Casa di San Giorgio di Genova (1407-1805) e il suo ordinamento, in "Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., XXIV / 1 (1984), pp. 352 ss.; Crediop, L'archivio storico e gli archivi aggregati, Roma, Crediop, 1989; L'archivio storico del Credito Italiano, Milano, Libri Scheiwiller, 1989; BANCA COMMERCIALE ITALIANA, Archivio storico, serie I, vol. 1, Presidenza e consiglio di amministrazione (1894-1934) e serie VI, vol. 3, Società finanziaria industriale italiana (Sofindit), Milano, Banca Commerciale Italiana, 1991; Collectio Actorum. Guida alla Fondazione del Monte e agli archivi storici dei monti di pietà di Bologna e Ravenna (secoli XIII-XX), Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, 1994; L' Archivio del Monte dei Paschi di Siena. Inventario della Sezione storica, a cura di G. CATONI e A. LACHI, Siena, Monte dei Paschi di Siena, 1994.
3 Gli archivi d'impresa, a cura di P. CARUCCI, in "Rassegna degli Archivi di Stato", XLIV/2-3 (1984), pp. 352 ss; Gli archivi degli istituti e delle aziende di credito e le fonti d'archivio per la storia delle banche. Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi 35, Roma, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 1995.
4 Storia del Banco di Sardegna. Credito , istituzioni, sviluppo dal XVIII al XX secolo, a cura di G. TONIOLO, Laterza, Roma-Bari, 1995; il volume comprende tre saggi di G. TONIOLO (Credito, istituzioni, sviluppo. Il caso della Sardegna), L. CONTE (Dai Monti frumentari al Banco di Sardegna) e G. PILUSO (Il Banco di Sardegna).
5 Cfr. G. FETTARAPPA SANDRI, L'archivio storico del Banco di Sardegna, in "Archivi e Imprese", n. 9, 1994, pp. 136 ss.
6 Anche per altri rinvii bibliografici, cfr. in proposito, oltre ovviamente alla già citata Storia del Banco di Sardegna, P. SANNA, Per la storia dei Monti di soccorso in Sardegna, Cagliari, EDES, 1983; P. SANNA, Dai Monti frumentari alle banche dell'Ottocento, in La Sardegna, a cura di M. BRIGAGLIA, vol. III, Cagliari, Della Torre, 1988, pp. 219 ss.; L. DEL PIANO, La crisi bancaria di fine Ottocento, ibid., pp. 223 ss.; P. POLO, Il Banco di Sardegna, ibid., pp. 229 ss.; A. LENZA, Le istituzioni creditizie locali in Sardegna, Sassari, Delfino, 1995.
7 Cfr. in proposito P. GROSSI, Per la storia della legislazione sabauda in Sardegna: il Censore dell'agricoltura, in "Rivista di diritto agrario", XXVI, 1963; G. DONEDDU, Il Censorato generale, in "Economia e Storia", I, 1980, n.1; M. LEPORI, Le fonti settecentesche: Annona e Censorato generale, in "Archivio sardo del movimento operaio , contadino e autonomistico", n.11-13, 1980.
8 P. SANNA, Dai Monti ecc., cit., p. 219; ID., Per la storia ecc., cit., pp. 10 sgg.
9 G. TONIOLO, Credito ecc., cit., p. 36.
10 L. CONTE, I Monti frumentari, pp. 117 sgg.
11Al momento del passaggio della Sardegna ai Savoia, questi si erano impegnati a rispettare la legislazione previgente e l'autonomia del Regno; soltanto nel 1847, a seguito delle richieste sarde e con molte polemiche viene attuata la completa unificazione, la "fusione perfetta" appunto, fra le due parti del Regno: cfr. A. MATTONE, La cessione del Regno di Sardegna dal trattato di Utrecht alla presa di possesso sabauda (1713-1720), in "Rivista storica italiana", CIV (1992), pp.5 sgg.; E. MONGIANO, "Universae Europae securitas". I trattati di cessione della Sardegna a Vittorio Amedeo II di Savoia, Torino, Giappichelli, 1995; La Sardegna nel 1848. La polemica sulla fusione, a cura di G. SORGIA, Cagliari, Fossataro, 1974.
12 Gli ademprivi, termine introdotto dagli aragonesi, erano i diritti d'uso collettivi sulle terre. Dopo l'abolizione del feudalesimo e la legislazione successiva tendente a limitare sempre più tali diritti si giunse all'abolizione definitiva con la legge del 1865, la cui applicazione incontrò però serie difficoltà. Il testo unico del 1807, che riuniva alcune leggi precedenti, portò infine alla costituzione della Cassa ademprivile incaricata della gestione dei beni ex-ademprivili rimasti inalienati: cfr. in proposito A. MARANGONI, Ademprivi, adimplivii in Il Digesto italiano, vol. II, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1884, pp. 125 SS.; A. SOLMI, Ademprivia. Studi sulla proprietà fondiaria in Sardegna, ora in Il feudalesimo in Sardegna, a cura di A. BOSCOLO, Cagliari, Fossataro, 1967, pp. 47 ss.; G. TODDE, Ademprivio, in Enciclopedia giuridica italiana, vol. II, parte 2, sez.1, Milano, Vallardi, 1892.
13 F. CAPRIGLIONE, Casse comunali di credito agrario e cooperazione di credito, in "Quaderni sardi di economia", XVI / 2-3 (1986).
14 C. PILLAI , I monti di soccorso in Sardegna: stato della documentazione, in Gli archivi degli istituti ecc. , cit. , pp. 638 ss. 7