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BREVE STORIA DELLA CARTOGRAFIA

La cartografia tra vecchio e nuovo mondo.

E' difficile tracciare una storia documentata dell'arte di rappresentare la Terra fin dalla sua prima grande fioritura nella Grecia antica, perché - accanto ad una grande quantità di studi e trattati teorici greci, romani, cinesi - non è rimasta alcuna carta geografica, a causa della deperibilità dei materiali usati e della loro importanza pratica che ne causava l'usura e la distruzione.

Il primo grande documento rimastoci risale all'opera dell'alessandrino Claudio Tolomeo, vissuto nella prima metà del II secolo d.C., uno dei massimi esponenti della scienza antica, matematico, astronomo, geografo, che affrontò anche l'impresa di costruire una rappresentazione cartografica di tutto il mondo conosciuto. Nel Sistema di Astronomia, l'Almagesto degli Arabi, la sua opera più famosa, egli espose la propria teoria geocentrica. L'altra sua opera non meno importante è l'Introduzione alla Geografia, in otto libri, in cui egli riassunse tutte le conoscenze geografiche del tempo e ribadì che la cartografia deve essere basata su punti determinati astronomicamente, fornendo un elenco di 8000 luoghi, dalle Canarie all'Estremo Oriente, con le relative coordinate. Se non esiste prova che egli abbia anche disegnato delle carte, quelle che si trovano nelle più antiche edizioni del suo lavoro, opera del matematico Agatodemone e posteriori di tre secoli, sono tuttavia basate sui materiali della sua Geografia.

L'altro documento del periodo classico giunto sino a noi è la Tabula Peutingeriana, dal nome di Conrad Peutinger, l'umanista tedesco che ne entrò in possesso nel 1507: consiste in dodici fogli di pergamena, uno dei quali è andato perduto, formanti in origine un'unica striscia alta 35 cm e lunga oltre 6 m; è la copia, medievale (XI-XII sec.), di un itinerario romano del III-IV sec. d.C. in cui sono indicate tutte le grandi strade dell'Impero, dalle colonne d'Ercole all'India.

Con la caduta dell'Impero Romano la cartografia conobbe un lungo periodo di regresso, almeno nell'Europa occidentale; la stessa opera di Tolomeo rimase completamente sconosciuta per tutto il Medioevo. Nelle chiese e nei conventi fiorirono soltanto le fantasiose cosmografie cristiane popolate di mostri: è la geografia dei Padri della Chiesa e dei letterati, legata alle credenze più fantasiose, alle allegorie, ai numeri simbolici.

La tradizione greca rimase viva in una certa misura solo nell'Impero Bizantino, attraverso il quale passò agli Arabi. Ma, nonostante l'approccio scientificamente corretto e le diverse misurazioni astronomiche effettuate, le carte arabe rimasero qualitativamente inferiori a quelle tolemaiche almeno sino al XII sec., quando lo sceriffo di Cordoba e cosmografo Edrisi (o Idrisi) realizzò per Ruggero II di Sicilia un disco d'argento di 6 m di diametro (andato distrutto pochi anni dopo) con una rappresentazione del mondo conosciuto nonché un atlante in settanta tavole, giunto sino a noi, in cui anche l'Italia, per la prima volta, è rappresentata con un'immagine riconoscibile.

Verso la fine del XIII secolo iniziò a svilupparsi una geografia empirica, strettamente funzionale a esigenze pratiche, destinata a durare alcuni secoli e a interagire con quella dotta. In concomitanza con un forte incremento dei traffici marittimi mediterranei e con l'introduzione di innovazioni tecniche nella navigazione, ad opera dei mercanti di Maiorca e Barcellona e dei capitani delle repubbliche marinare italiane (uomini con pochi pregiudizi, esperti di mari e di venti e nell'uso della bussola) apparvero i primi portolani (manuali pratici con istruzioni per i viaggi marittimi) e le prime carte nautiche, che forniscono una rappresentazione straordinariamente esatta, sia pure limitata alla conformazione delle coste e costruiti con metodi empirici.

L'esemplare più antico e famoso è la Carta Pisana (1275 circa) che, secondo alcuni, era legata al Compasso da navegare, l'anonimo portolano che rimase per qualche secolo la base indispensabile di ogni guida alla navigazione nel Mediterraneo. Si possono ancora ricordare le carte nautiche dei genovesi Pietro Vesconte (1311 e 1318), Angelino Dalorto (1325) e Giacomo Maggiolo (1551-1602), del laboratorio veneziano di Battista Agnese (1514-1564), di quello messinese di Joan Martines (1556-1591) e della scuola maiorchina; quest'ultima, la cui prima carta nota è quella di Angelì Dulcert (1339), e le più famose quelle dell'Altas Català di Abrahm e Jafudà Cresques (1375), acquistò sempre maggior importanza, con i Viladestes, Gabriel de Vallseca, Pere Rosell, Arnau Domenech, Bartolomeu Olives i Prunes, Benet Penedès. Solo molto più tardi la tradizione della cartografia nautica manoscritta iniziò ad affievolirsi, per tramontare definitivamente alla fine del XVIII secolo: la prima carta nautica a stampa del Mediterraneo fu forse quella del portoghese Diogo Homen, pubblicata a Venezia nel 1569.

Sempre alla fine del Trecento il monaco bizantino Agostino Planudes riscoprì Tolomeo e, basandosi sulle sue indicazioni, disegnò ventisei tavole; nel 1406 Jacopo d'Angelo di Scarperia ne portò a termine la traduzione in latino, così l'opera tolemaica tornò a far parte della cultura geografica occidentale influenzandone gli sviluppi successivi, anche grazie alla larga diffusione attraverso le numerose edizioni a stampa posteriori.

La scoperta dell'America e i grandi viaggi di esplorazione, l'ampliamento degli spazi da conquistare e dominare, assieme al rifiorire delle scienze, portarono a un notevole incremento e a un perfezionamento tecnico della cartografia, grazie anche a nuove tecniche di misurazione, rilevamento e proiezione, rompendo definitivamente con la cosmografia medievale. Da questo momento lo sviluppo della geografia è strettamente connesso con la formazione e il potenziamento dello Stato moderno.

In questo periodo iniziò a diffondersi anche un particolare genere corografico e cartografico, gli "isolari", la cui caratteristica principale era costituita appunto dall'abbinamento di testi descrittivi e rappresentazioni cartografiche delle varie isole del mondo, quasi tutti editi nel corso del XV e XVI secolo, soprattutto a Venezia. Si possono ricordare quelli di Cristoforo Buondelmonti (1420), Bertolomeo delli Sonetti (1480 circa), Enrico Martello (1490 circa), Francesco Camocio (1517), Benedetto Bordone (1528), Antonio Millo (1540), Alonso de Santa Cruz (1545), Leandro Alberti (1561), Tommaso Porcacchi (1572), Vincenzo Coronelli (1696).

Con il tramonto della tradizione tolemaica, per quanto lento, iniziò però anche il declino della scuola italiana e comunque i massimi risultati della cartografia rinascimentale furono raggiunti altrove: nel 1570 il fiammingo Abraham Ortelius pubblicò ad Antwerpen il Theatrum Orbis Terrarum, con settanta carte "moderne" di autori diversi che conobbe un immediato successo e numerose traduzioni; sempre ad Antwerpen nel 1578 apparve lo Spéculum Orbis Terrarum, a cura di un altro fiammingo, Gerhard de Jode; nel 1595 venne pubblicato postumo dal figlio l'Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati figura di Gehrard Kremer (Mercatore). Questo genere di opera conobbe una diffusione crescente e l'editoria olandese (Hondt, Blaeu, Jansson) dominò il mercato sino al XVII sec. In Italia, dove i centri più importanti erano Roma e Venezia, le opere di maggior rilievo sono il Disegno della geografia moderna dell'Italia di Giacomo Gastaldi (1561) e l'Atlante di Giovanni Antonio Magini (pubblicato dal figlio nel 1620).

Nel corso del XVII secolo, nonostante una serie di importanti scoperte matematiche, fisiche, astronomiche, il progresso della cartografia conosce un rallentamento; per la Sardegna vanno ricordate la carta sardo-spagnola voluta da Francisco de Vico (1639) che rimane però priva di qualsiasi influenza, la Carte topographique de l'isle de Sardaigne (1682) nonché le carte nautiche e i portolani che continuano a venire pubblicati.

E' solo a partire dal XVIII secolo che, con il rapido sviluppo delle misurazioni astronomiche, inizia in Europa la cartografia geodetica.

Anche per la Sardegna la cartografia registra un notevole impulso soprattutto dopo l'acquisizione da parte dei Savoia. Si possono ricordare la carta manoscritta di Domenico Colombino degli inizi del secolo; la carta del Le Rouge (1753) largamente diffusa e ripresa in molti atlanti; numerose altre carte francesi, che testimoniano del rinnovato interesse strategico e commerciale attribuito all'isola; la carta del geografo padovano Antonio Rizzi Zannoni (1762); le opere di Gemelli (1776), Cetti (1774-77), Azuni (1799) e Cossu (1799); la carta napoleonica di Bacler d'Alba (1797-98).

Infine nell'Ottocento, dopo il lungo e paziente lavoro del padre scolopio Tommaso Napoli (1811) e gli studi idrografici francesi (1822-42), inglesi (William Henry Smyth, 1827) e piemontesi (Albini, 1843), Alberto Ferrero Della Marmora pubblica nel 1845 a Parigi la ben nota Carta dell'isola di Sardegna, in scala 1:250.000, basata su una precisa triangolazione, che segna, anche per la Sardegna, la fine della cartografia empirica e l'inizio di quella geodetica.


(Maria Grazia Cadoni)
Regni di Sicilia e Sardegna
Incisione in rame (cm. 43,5 x 50) di A. Rizzi Zannoni 1762



Li Regni di Sicilia e Sardegna colle Adiacenti Isole di Corsica, Elba, Malta e Liparee, o di Vulcano, non men che parte delle spiagge settentrionali dell'Africa e delle Meridionali d'Italia, Rappresentate Idro- Geograficamente e all'esattezza la più possibile, stante la legittima loro Situazione nel Mediterraneo sotto la Supposizione dei grandi stabiliti dagl'Eccmiss.mi della Reial Accademia delle Scienze, proporzionata al Graduato Globo Terraqueo: ridotta alla desiderata Perfezione dai Viaggi e dalla composizione fattane dal Sig. e G.A.B. Rizzi Zannoni N. Padovano Professore di Geografia nella spettabile Società Cosmografica di Norimbergo, A spese degl'Eredi d'Homann MDCCLXII.

Sta in: Maior Atlas scolasticus ex trigiunta sex generalibus et specialibus mappis Homannianis quantum ad generalem orbis et imprimis Germaniae notitiam sufficiunt in gratiam erundae iuventutis compositus in vulgarem ad usum scholarum et discentium a. 1752 exhibitus ad homannianis heredibus, Norimbergae, 1752

La carta, disegnata dal cartografo Antonio Rizzi Zannoni, riproduce il versante tirrenico della penisola italiana sino all'Isola d'Elba, la Sicilia, l'Arcipelago Maltese e una parte dell'Africa settentrionale, la Corsica e il "Regno e Isola di Sardegna".

La raffigurazione della Sardegna, pur derivando da quella precedentemente curata da Homann, contiene molte rettifiche migliorative nel perimetro costiero. Permangono numerosi errori di trascrizione dei toponimi e di ubicazione dei centri abitati. L'Isola è divisa in due regioni "Capo Lugodori" a Nord e "Capo Cagliari" a Sud. Il cartiglio è sormontato dagli stemmi del Regno di Sicilia, di Malta e della Sardegna, sorretti da angeli e con a fianco la figura di un guerriero e di un grande veliero.

Caliari, Calaris Sardine primaria civitas

Incisione in rame (cm. 17,4 x 12,4) di F. Bertelli 1629

Caliari, Calaris Sardine primaria civitas


Sta in: F. Bertelli, Theatro delle città d'Italia, Padova 1629

L'incisione di F. Bertelli porta alcune novità, oltre al Sardiniae che diventa Sardine. E' una rappresentazione approssimativa, destinata però ad influenzare in maniera determinata la produzione successiva.

En nette Afteekening van Het Eyland Corsica

Incisione in rame (cm. 50,5 x 88,5)

En nette Afteekening van Het Eyland Corsica ... En nette Afteekening van Het Eyland of Koninkruyk Sardinia ... Amsterdam, by Gerard van Keulen aen de Nieuwe Brug met Privilegie.


En nette Afteekening van Het Eyland Corsica ... En nette Afteekening van Het Eyland of Koninkruyk Sardinia ... Amsterdam, by Gerard van Keulen aen de Nieuwe Brug met Privilegie.

Sta in:  Atlas maior, Amsterdam apud Viduam ac filios Joachimi Ottens, 1641-1729

Questa rara carta nautica fa parte dell'Atlas maior pubblicato ad Amsterdam da Ottens a partire dal 1641. Questo atlante contiene 835 carte geografiche; Gerard Van Keulen (1678-1724), oltre che geografo e cartografo, fu un insigne matematico. Questa carta comprende le due grandi isole, orientate con il Nord a sinistra, in basso un riquadro con l'isola d'Elba e gli stemmi della Corsica e della Sardegna. Per i suoi scopi prevalentemente pratico tralasciò l'interno e tracciò invece le coste con minuziosità e abbondanza di particolari che sono di grande utilità, pur seguendo una rappresentazione geografica convenzionale.

Carta della Sardegna

Incisione in rame (cm. 27 x 35) di Desbuissons 1839

 Carta della Sardegna. Annessa alla 1 parte del viaggio in detta Isola del Colonello Alberto della Marmora


Carta della Sardegna. Annessa alla 1 parte del viaggio in detta Isola del Colonello Alberto della Marmora 2 Ed. 1839 ed ivi costruita e ridotta dall'Autore. Carte de la Sardaigne Annexée a la 1 partie du voyage en celle Isle par le Colonel Albert De La Marmora 2 Ed. 1839 Dressée et reduit par l'Auteur.

Sta in: Voyage en Sardaigne ou description statistique, phisique et politique de cette ile, avec de recherches sur ses production naturelles et ses antiquités. Vol. 1, Atlas de la premiere partie parl le C.A. De La Marmora, Paris, chez Arthur Bertrand 1839 -1840

Questa carta della Sardegna segna la fine della cartografia empirica e dà inizio all cartografia geodetica della Sardegna, perché basata su una precisa triangolazione. In essa è anche delineato con esattezza il sistema orografico dell'Isola.

Tabula Europae VII

Incisione in rame (cm. 25,3 x 31,5) 1552

 Tabula Europae VII


Sta in: Geographie Claudii Ptolomei Alexandrini Philosophiae Mathematici praestantissimi, libri VIII, partim a Bilibaldo Pirekheymero translati..., Basilea, ex officina Henrichi Petri, 1552

La carta è tratta da una delle numerose edizioni in latino della Geographia di Claudio Tolomeo, pubblicate dopo la riscoperta di tale testo, con carte disegnate sulla base delle indicazioni in esso contenute. L'alessandrino Claudio Tolomeo, vissuto nella prima metà del II secolo d.c., fu uno dei massimi esponenti della scienza antica, matematico, astronomo, geografo, che affrontò anche l'impresa di costruire una rappresentazione cartografica di tutto il mondo conosciuto. La sua Geographia in otto libri, riassume tutte le conoscenze geografiche del tempo; ribadì che la cartografia deve essere basata su punti determinati astronomicamente, fornendo un elenco di 8.000 luoghi, dalle Canarie all'Estremo Oriente, con le rispettive coordinate.

Insularum Sardiniae et Corsicae Descriptio per Federicum de Wit Amstelodami.

Incisione in rame acquerellata (cm. 57,5 x 48,5)

 Insularum Sardiniae et Corsicae Descriptio per Federicum de Wit Amstelodami.


Sta in: F. de Wit, Atlas minor, Amstelodami, 2 volumi in folio (seconda metà del XVII secolo).

Frederick de Wit, uno dei più famosi incisori e cartografi fiamminghi della seconda metà del secolo XVII, nacque a Gouda in Olanda. Iniziò a lavorare ad Amsterdam nel 1648. Nonostante le difficoltà per la sua fede cattolica (ottenne molto tardi l'iscrizione alla Corporazione di san Luca, di cui facevano parte gli incisori e i tipografi) pubblicò nel 1660 un grande atlante dal titolo Nova totius terrarum tabula e successivamente alcuni atlanti marittimi e altri con piante e vedute delle città olandesi e di quelle più importanti d'Europa.

Isola è Regno di Sardegna Soggetta al Re di Spagna

Incisione in rame (cm. 60,5x46)

 Isola è Regno di Sardegna Soggetta al Re di Spagna Descritta dal P. Maestro Coronelli Cosmografo della Serenissima Republica di Venezia Dedicata al Padre Reuerendiss. Cloche Maestro Generale dell'Ordine dé Predicatori.


Isola è Regno di Sardegna Soggetta al Re di Spagna Descritta dal P. Maestro Coronelli Cosmografo della Serenissima Republica di Venezia Dedicata al Padre Reuerendiss. Cloche Maestro Generale dell'Ordine dé Predicatori.

Sta in: P. Coronelli, Isolario dell'Atlamte Veneto, Parte I, In Venetia MDCLXXXXVI.

La carta fu pubblicata la prima volta dal Coronelli nel Corso Geografico universale o sia la terra divisa nelle sue parti... pubblicato a Venezia nel 1692. Vincenzo Maria Coronelli (Venezia 1650-1718), frate minore conventuale, fu eletto Generale dell'Ordine nel 1701. La Repubblica Veneta lo nominò suo cosmografo nel 1685. Oltre all'Atlante Veneto (1691), al Corso Geografico (1692) e all'Isolario (1696), si devono a lui costruzioni di globi terrestri e celesti nonché la fondazione dell'Accademia degli Argonauti, la più antica società geografica del mondo.

Insulae Sardiniae Nova et accurata Descriptio

Incisione in rame acquerellata (cm. 41 x 51,5)

Insulae Sardiniae Nova et accurata Descriptio


Sta in: Joannis Jansonii, Atlas Contractus sive Atlantis Majoris ..., Amstelodami Apud J. Jansonii p.m. Haeredes, Anno 1666.

La carta è orientata con l'ovest in alto. A destra, un bel cartiglio con l'indicazione della scala in miglia italiane e tedesche. In alto al centro, un grande stemma della Sardegna con i quattro mori con la benda sulla fronte, sormontato da una corona. La carta riproduce sostanzialmente quella di Magini e contiene le stesse inesattezze nella toponomastica. Jan Jansson, latinizzato in Joannes Janssonius (1588-1664), fu un noto editore e incisore olandese. Iniziò la sua attività nel 1637 con il cognato Henry Hondt (Henricus Hondius) figlio del cartografo Jodocus, pubblicando l'Atlas Novus di Mercatore e nel 1647 una seconda edizione in sei volumi comprendente un atlante marittimo e un atlante del mondo antico.

Le Royaume de Sardaigne

Incisione in rame acquerellata (cm. 70,5 x 41,5)

Le Royaume de Sardaigne dréssé sur les cartes manuscrites


Le Royaume de Sardaigne dréssé sur les cartes manuscrites levées dans le Pays par les Ingenieurs Piemontois à Paris par Le Rouge Ing.r Geographe du Roy rue des Augustins 1753 A P.D.R.

Sta in: Le Rouge, Atlas général contenant le detail des quatre parties du monde principalement celui de l'Europe..., Paris, chez le S.r. Le Rouge, 1741-1762.

Sul lato orientale dell'Isola una didascalia con breve elencazione delle dominazioni susseguitesi. Nel mare un veliero, delle imbarcazioni e una rosa dei venti a otto direzioni situata nel Golfo di Cagliari. In basso a sinistra sono elencati i simboli che distinguono i vari giacimenti minerari e a fianco dell'Isola di San Pietro la scritta "Cette Isle est peuplée par des Genois Pescheurs de Coraille ci devant possesseurs de Tabarca". Nella carta sono inoltre contenute altre didascalie, una delle quali posta tra i monti della Nurra che dice "Peuples non Conquis ne payent point de Taxes". Particolare importanza rivestono i nomi regionali e i confini delle regioni e dei feudi.

Isle de Sardaigne.

Incisione in rame (cm. 18 x 24)



Sta in: Nouveau Théatre du Monde ou Nouvel Atlas, Amstelodami, 1645.

Willem Janszoon Blaeu (Alkmaar, Olanda 1571; Amsterdam, 1638) fu un notissimo cartografo e fabbricante di strumenti matematici e astronomici. Tra le carte, celebre è il mappamondo Nova Universi Terrarum del 1605 di cui si conosce finora un solo esemplare. L'opera più conosciuta del figlio Giovanni è l'Atlas Maior in 14 volumi, dei quali uno, quello dedicato all'Italia, è forse il più grande atlante mai pubblicato. Una prova della considerazione in cui era tenuta l'officina Blaviana è la deliberazione degli Stati Generali in data 1666, che obbligava le case commerciali che avevano traffici con l'India o i capitani delle navi a usare le carte dei Blaeu, e l'altra del 1670 in cui si dava incarico a Guglielmo Blaeu di esaminare i giornali di bordo dei piloti e di rivedere e approvare le loro carte. La carta Isle de Sardaigne porta due importanti correzioni, e cioè l'esatto orientamento a Sud del Golfo di Cagliari, delineato abbastanza correttamente, e lo spostamento verso la costa Sud Occidentale delle isole San Pietro e Sant'Antioco che peraltro conservano la forma allungata.

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