



Collezionismo d'Arte di Banche e Fondazioni Bancarie: Il caso Banco di Sardegna
All'inizio di tutto c'è la terra. Poi il lavoro, il grano e il pane. Le origini del Banco di Sardegna, che risalgono al Monti Frumentari del Settecento sabaudo, sono profondamente legate alla terra e al grano, ad aspetti che nel mondo attuale, in cui il Banco è ormai un'impresa proiettata nel mercato e nella stessa new economy possono sembrare lontani. E infatti, nella scelta del proprio marchio, il Banco ha voluto richiamarsi a queste antiche radici: la pintadera, il logotipo della Banca, è il marchio di terracotta utilizzato in epoca nuragica per decorare il pane. I Monti di Soccorso, istituzioni di origine spagnola, sin dalla prima metà del Seicento avevano nell'Isola la tipica funzione di assicurare capitale di supporto al ciclo agrario in una Regione perseguitata dalla siccità e sottoposta al regime feudale. Per sostenerli si organizzavano con prestazioni di lavoro gratuito (roadìe) la semina e il raccolto sui terreni di proprietà comune e il frutto del raccolto veniva conservato come semente da distribuire al contadini che ne fossero privi.
A questi tratti essenziali ma significativi della storia del Banco - nella sua evoluzione dai Monti alle Casse Ademprivili di Cagliari e di Sassari, all'Istituto di Credito Agrario per la Sardegna e, infine, al Banco di Sardegna, Istituto di Credito di diritto pubblico nato nel 1953 e operativo due anni più tardi - sono collegati, dunque, gli archivi e le raccolte posseduti dal Banco. In primo luogo, l'Archivio Storico, in cui sono conservati fondi di entità contenuta ma assai rappresentativa: in particolare, i fondi dei Monti Frumentari di centri piccoli e grandi come Ales, Barumini, Las Plassas, Oristano ecc. Del resto, ancora oggi le sedi del Banco, in tante località della Sardegna - soprattutto nei centri contadini del Sud dell'Isola - sono ubicate, con i loro sportelli, negli stessi edifici che ospitavano un tempo i Monti Granatici. In alcuni casi le antiche costruzioni sono state restaurate preservandone il carattere rustico ed essenziale e contemporaneamente rendendole funzionali alla operatività della Banca, in altri casi sono state donate alle Amministrazioni Comunali, che spesso le hanno trasformate in Musei.
Il Banco - che nel 1995 ha celebrato i suoi primi quarant'anni di esistenza e che nel 1992, in lirica con il nuovo quadro legislativo, si è trasformato in S.p.A., mentre la Fondazione Banco di Sardegna ha ereditato le più generali funzioni e connotazioni del precedente Istituto di diritto pubblico - ha sempre prestato attenzione alle espressioni della cultura e dell'arte della 'sua' Regione in cui è profondamente radicato e in cui prevalentemente opera. Con quasi 400 sportelli, il Gruppo Banco è presente in pressoché tutti i Comuni dell'Isola.
Le manifestazioni concrete di questo impegno a favore della cultura e delle attività di ricerca sono molteplici. Andrà innanzitutto ricordata - nell'area più propriamente economica, dello sviluppo regionale e del credito - l'estesa raccolta di volumi e periodici che contraddistingue la Biblioteca del Banco, aperta al pubblico da oltre 30 anni. Grazie alla elevata specializzazione in materie economiche e finanziarie, essa svolge una importante funzione di documentazione per imprenditori, economisti, amministratori pubblici, studiosi e rappresenta, insieme alle analisi e alle ricerche sull'economia dell'Isola direttamente sviluppate dal Banco stesso, un punto di riferimento costante.
Le iniziative che il Banco ha promosso da alcuni decenni nel campo dell'editoria riguardano soprattutto la natura, l'arte, la storia dell'Isola. Il profondo radicamento nel territorio, che caratterizza in genere le banche italiane d'origine locale o regionale, è particolarmente forte nel caso del Banco di Sardegna e ha trovato espressione anche nella cura che questo Istituto ha dedicato ad aspetti di notevole significato per l'arte e la cultura dell'Isola: tra gli altri, i volumi dedicati alla natura (Sardegna. L'Uomo e le coste, L'uomo e la pianura, L'uomo e le montagne), i quattro volumi sui più importanti Musei dell'Isola (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano), le analisi storico-geografiche del territorio (I Paesi, Le Città), e, soprattutto, la grande iniziativa della Collana dedicata all'arte, alla pittura, alla scultura e all'architettura della Sardegna, già concretizzata nella pubblicazione di otto volumi che concorrono a diffondere la conoscenza del patrimonio artistico della Regione in sedi prestigiose e in molte biblioteche italiane e straniere.
Parallelamente a questa attività nonché alla sponsorizzazione di mostre e di restauri mirata a valorizzare il patrimonio culturale della Sardegna, il Banco ha sviluppato negli anni iniziative di arricchimento del patrimonio artistico di sua proprietà, incrementandolo nel tempo con oculate acquisizioni. Allo stato attuale, il Banco possiede di conseguenza raccolte di quadri e sculture, di litografie e acqueforti (queste ultime provenienti in gran parte dalle importanti rassegne internazionali dell'incisione, patrocinate dal Banco stesso negli i anni i Cinquanta e Sessanta), di carte geografiche, di vedute di viaggiatori italiani e stranieri, di argenti, monete, francobolli. Il nucleo centrale di questo patrimonio è peraltro costituito dalla quadreria che accoglie principalmente opere del Novecento. Nella collezione sono rappresentati tutti i più importanti artisti sardi della prima metà del secolo: da Antonio Ballero a Filippo Figari, da Giuseppe Biasi a Mario Delitala, da Stanis Dessy ad Aligi Sassu, ecc. La raccolta più importante è tuttavia quella dedicata a Mario Sironi. Nel 1985 il Banco, per celebrare i cento anni della nascita dell'artista, organizzò a Sassari, sua città natale, una grande mostra retrospettiva, cui ha fatto seguito una donazione di quaranta opere - olii tempere, disegni, sculture - che la signora Mimì Costa, erede universale del Maestro, ha voluto destinate al Banco. Sono pezzi che Sironi aveva creato in un arco temporale molto vasto, dal 1926 al 1958, e che, permanentemente esposti nel salone delle riunioni del Consiglio di Amministrazione, offrono una eloquente testimonianza della sua imponente produzione. Tra questi spicca il grande dipinto Allegoria del lavoro che, per alcune analogie, è riconducibile a uno degli studi preparatori dell'affresco Il lavoro (le opere i giorni), eseguito da Sironi per la V Triennale di Milano nel 1933, andato distrutto durante la seconda guerra mondiale.
Un altro segmento di rilievo è costituito dal quadri di Giuseppe Biasi, considerato il più significativo pittore sardo dei primo Novecento. Nel 1998, grazie anche al coinvolgimento di diversi Enti pubblici della Sardegna e di collezionisti privati, è stato possibile realizzare a Sassari a Cagliari e a Oristano la prima grande mostra antologica della sua opera. Nello stesso anno il Banco e la Fondazione promuovevano la pubblicazione di un'approfondita rassegna critica dell'attività del pittore inquadrata nel più vasto ambito della cultura italiana del primo Novecento.
L'intervento della Fondazione, al di là del pur importante riconoscimento nei confronti dell'artista, rappresenta un momento particolarmente significativo dell'attività che questa Istituzione intende svolgere interpretando le proprie finalità statutarie nel campo della promozione culturale. La realizzazione del volume su Biasi, come di altri di tipo monografico (così quello più recente, su Mario Delitala), è tra l'altro, il punto di arrivo di un metodo di lavoro per alcuni versi innovativo nel contesto culturale della Sardegna, poiché i risultati sono frutto di uno sforzo congiunto di ampio respiro che ha visto la collaborazione generosa di più attori, Enti pubblici, collezionisti privati, editore.
Una piccola ma preziosa raccolta di carte geografiche offre un approfondito quadro documentario della rappresentazione grafica della Sardegna, messa a punto nel corso di tanti secoli dai grandi cartografi dell'età moderna. Questo viaggio visivo nella storia della Sardegna, attraverso i documenti che la raffiguravano, ha inizio con la più antica rappresentazione dell'Isola che ci è arrivata dal mondo classico grazie alla Geographia di Claudio Tolomeo, per finire con la Carta dell'Isola di Sardegna di Alberto Ferrero della Marmora (1845), un'opera che chiude il tempo della cartografia empirica e apre il periodo di quella geodetica.
Un'altra sezione di grande valore è la collezione di monete.
Già nel 1971 e nel 1988 il Banco, promuovendo e ospitando due mostre organizzate dall'Associazione Numismatica Sarda, offrì l'occasione di far conoscere la propria importante raccolta. Nel 1998 venne dedicato all'argomento il volume Le monete della Sardegna dal IV secolo a. C al 1842, un libro strenna che, nel ripercorrere i mutamenti monetari verificatisi in Sardegna dall'Età punica all'Età sabauda, documenta tutte le emissioni coniate nell'Isola dal 1324 (Giacomo Il d'Aragona) al 1813, data che segna l'ultima coniazione in una zecca locale. Fa da complemento alle serie aragonese, spagnola e sabauda la collezione di monete d'oro bizantine di zecca sarda: per la prima volta, nella storia della numismatica sarda, si è potuta mettere insieme l'unica serie esistente di queste emissioni.
Negli anni più recenti sia le iniziative di raccolta che quelle di documentazione si sono arricchite sensibilmente, soprattutto sul piano qualitativo. Occorre inoltre sottolineare, come aspetto nuovo ed altamente positivo di questi ultimi tempi, in una Regione in cui di frequente un localismo eccessivo ha condizionato anche iniziative ed eventi di rilievo, l'approccio collaborativo, già ricordato, dato da più componenti alle iniziative e agli eventi di maggior rilievo. E' auspicabile che un simile approccio, caratterizzato dall'impegno comune su aspetti e temi significativi del patrimonio artistico e della vita culturale della Sardegna, possa continuare a manifestarsi anche in futuro. Grazie alle sinergie conseguibili e alla più efficace utilizzazione delle risorse professionali e finanziarie disponibili ne deriveranno sicuramente risultati di forte impatto per la diffusione della cultura e dell'arte nella Regione, anche nel nuovo contesto europeo.
In questa direzione, Fondazione e Banco intendono certamente svolgere nel prossimi anni un ruolo propulsivo.
(M.G. Cadoni)